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Big Data

Big Data è un termine sempre più comune, tanto da essere utilizzato anche dai dai principali programmi televisivi in merito all’informazione o su testate giornalistiche, non necessariamente tecniche. Questo è da ricondurre a una massiva crescita di tutte quelle aziende che fanno uso dei dati per analizzare e prevedere le tendenze future e le esigenze degli utenti, sviluppando sistemi sempre più efficaci sotto questo punto di vista. Talmente funzionali da aver quasi definito uno standard; oggi, infatti, chi non fa uso di questa tecnologia non può competere con altre attività che sfruttano tali sistemi.

Cosa si intende, esattamente, con Big Data?

Essendo un concetto molto vasto e generico, non esiste una vera e propria definizione da poter citare con lo scopo di comprendere il mondo che si nasconde dietro di esso; una cosa è certa: non fa riferimento, in modo diretto, alle quantità di dati. Se è vero che già nel 2016 i numeri riguardanti il settore informatico e delle telecomunicazioni fossero da capogiro, ossia un traffico di informazioni scambiate attraverso Internet da circa 1 Exabyte (46 mila miliardi di film in Blu-ray per fare un paragone), è altrettanto comprensibile che debbano esistere dei sistemi sviluppati ad-hoc per riuscire a gestire ed elaborare tali quantità, sistemi dove i dati possano risiedere e, al momento giusto, essere sfruttati.

Big Data, pertanto, fa riferimento alla capacità di un sistema di gestire, processare, organizzare e mettere in relazione fra loro grandi moli di dati, strutturati o non strutturati, apparentemente non connessi, allo scopo di ricavare informazioni utili e interessanti per l’azienda. Per raggiungere tale scopo, inizialmente si puntava tutto sulle capacità hardware delle macchine; enormi supercomputer, infatti, erano sfruttati a tale scopo ma con scarsi risultati e, soprattutto, enorme inefficienza.

Le potenzialità che questi sistemi avessero da offrire, però, erano così chiare e limpide nella mente di alcuni analisti che spinse le principali aziende ad investire sul software, creando algoritmi così avanzati da richiedere un hardware funzionante similmente al cervello umano. Intelligenze artificiali, dunque, capaci di imparare da modelli prestabiliti e adattarsi, poi, ai dati veri e propri. Ciò che una rete neurale può fare oggi in pochi minuti, un supercomputer di qualche anno fa avrebbe impiegato anni per raggiungere lo stesso risultato.

Si possono riassumere le principali funzioni dei Big Data attraverso la definizione di tre caratteristiche principali, dette “3 V”:

Volume: le immense quantità di dati disponibili per l’elaborazione

Velocità: il breve tempo impiegato da questo genere di sistemi per processare le informazioni

Varietà: la capacità degli algoritmi di “accettare” e comprendere dati completamente diversi fra loro

Quali sono i vantaggi?

Un’azienda che adotti i Big Data è automaticamente un passo avanti ai concorrenti. Questo perché ha capacità previsionali che altrimenti sarebbero impossibili anche solo da pensare, data la complessità, la quantità e il tempo necessario per estrapolare ciò che è utile da un cumulo di informazioni insignificanti. Un’attività di questo tipo può crescere in brevissimo tempo, investendo ove fondamentale, riducendo le perdite e anticipando i trend di mercato.

Si prenda come esempio Amazon; il suo successo non è attribuibile solamente ai prezzi bassi o alla disponibilità dei prodotti. L’azienda di Jeff Bezos, piuttosto, è stata in grado di guardare molto più avanti, sfruttando i Big Data per studiare le abitudini dei clienti, consigliando prodotti affini alle ricerche sullo stesso sito (o su altri sfruttando le pubblicità mirate) o mantenendosi costantemente in contatto con gli utenti, consigliando offerte e prodotti che potrebbero risultare d’interesse in base alle sue principali esigenze. Il tutto sempre al momento più opportuno.

Altro aspetto interessante è identificabile in tutte quelle aziende focalizzate sulla multimedialità. Netflix, il colosso del cinema in streaming, oppure Spotify, l’app più usata per ascoltare musica attraverso Internet, sono solo degli esempi di realtà che hanno guadagnato il successo attraverso questo nuovo approccio alle informazioni. Per la maggior parte delle persone, infatti, poter scoprire nuove canzoni differenti da quelle ascoltate abitualmente è essenziale; possedere, quindi, una tecnologia in grado di comprendere le diversità fra i generei musicali, di attribuire le canzoni ad essi e consigliarle di conseguenza è una strategia vincente.

Gli ambiti ai quali poter applicare efficacemente i Big Data sono praticamente infiniti, l’unica certezza è il vantaggio che ne consegue.

Conclusioni

Un’azienda deve sapersi modernizzare. Spesso si sente questa affermazione ma raramente si comprende appieno il concetto. I Big Data sono una, e forse la più importante, soluzione alla modernizzazione di un’impresa, trasportandola automaticamente in un oceano infinitamente più vasto e nel quale potersi distinguere a colpi di intelligenza artificiale.

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